Francesco Di Giampietro

Francesco Di Giampietro

5 Gen 2019 - by

Francesco Di Giampietro è nato a Città Sant’Angelo il 2 marzo 1908 ed è deceduto il 23 ottobre 1972.

Diplomato all’Accademia di Brera, ha frequentato circoli culturali ed artistici di Milano negli anni trenta, restando per molti anni nella città e scrivendo su alcune riviste locali. Trasferitosi successivamente a Roma all’Accademia di belle Arti, ha poi iniziato la sua attività di professore presso alcuni Licei del Molise per poi approdare al Liceo Classico di Pescara. Negli ultimi anni ha lavorato nella scuola media “N. Giansante” di Città Sant’Angelo, affiancando sempre all’insegnamento quelle che erano le vere aspirazione del suo animo: la pittura e la composizione in vernacolo.

Ha partecipato per molti anni alle Settembrate Abruzzesi, ricevendo molti riconoscimenti. Sono state pubblicate molte sue poesie su “Corriere Abruzzese”, “Convivio letterario” e “Nostro Abruzzo”. E’ stato iscritto alla società promotrice di belle arti “Salvator Rosa” di Napoli.

Ha preso parte attivamente alla vita politica di Città Sant’Angelo militando nel Partito Socialista Italiano, in cui ha svolto incarichi anche a livello provinciale; i suoi principi di giustizia sociale lo hanno portato battersi a favore delle categorie meno protette. Note sono le sue campagne a tutela del patrimonio artistico ed architettonico del paese e contro le “modernizzazioni” del periodo del boom economico.

L’amore per Città Sant’Angelo

“ E’ un dito puntato verso il cielo” così soleva ripetere ogni volta il suo sguardo si posava sul campanile. E quel dito rivolto all’azzurro infinito in cui sentiva confluire sentimenti, memorie del passato e presenza continua di coloro che non aveva più accanto, è stato il richiamo costante alle radici e il simbolo ricorrente di tutti i suoi dipinti.

Ha amato tanto il paese, Francesco Di Giampietro.

L’ha amato come fosse presenza viva, voce silenziosa e sempre fervida, di un’umanità carica di emozioni. E l’ha amato a tal punto da rinunciare alla vita brillante di Milano dove aveva studiato e dove si era mosso, negli anni della giovinezza, in campo artistico e letterario, ottenendo ampi consensi. Studente all’Accademia di Brera, viveva tra gli artisti negli anni ’30, frequentava ambienti culturalmente all’avanguardia, pubblicava articoli su riviste locali, partecipava a mostre. E la pienezza vissuta in quegli anni, fatta di incontri, confronto di pensiero e sentimenti sempre vividi ha rappresentato una ricchezza che non l’ha più abbandonato.

L’ha portata con sé in qualsiasi ambiente si trovasse, nella vita semplice e ripetitiva di paese, nell’attività di insegnante di storia dell’arte e successivamente di disegno, spesso difficile da conciliare con l’esigenza vitale dell’anima. E tutte le espressioni lo hanno sempre visto uomo attento ai problemi degli altri, pronto ad infierire contro i soprusi, disposto a muovere battaglie per una giusta causa, sia essa sociale o puramente estetica. Coglieva nel sorriso di un fanciullo, nel profilo della montagna, nel blu del mare, nei vezzi dei personaggi della strada e nella comicità di situazioni paradossali di vita quotidiana, gli spunti che animavano il suo pennello e davano respiro alla sua penna. E così, eterno fanciullo egli stesso, gioiva del “poco” che in lui si trasformava in “tanto” ogniqualvolta il cuore s’immergeva in un mondo fatto di colori e poesia.

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