Nuovi turismi: la ricerca dell’autenticità tra local food e pratiche della ruralità

local food

in allestimento

Il profilo del turista si è evoluto fortemente negli ultimi 25-30 anni. Lasciando da parte la figura del viaggiatore ottocentesco su cui si è molto  mitizzato, anche in contrapposizione al turismo di massa, cioè al turismo della quantità e dell'avere, ci troviamo oggi di fronte a nuove esigenze che qualcuno definisce post-moderne.

Il turismo di massa continua ad esistere ancora nella sua forma "turistocentrica", dai tempi veloci, in grado di coprire grandi spazi, alla ricerca di elementi peculiari da enumerare sul piano delle relazioni una volta finite le vacanze: una elencazione, una conta di traguardi e di trofei.  Ma accanto ad esso si è sviluppato un turismo capace  di andare in profondità, curioso di conoscere ma anche attento a capire, dai ritmi lenti, rispettoso del proprio passato e di quello altrui; un turismo che oggi sta prendendo sempre più piede visto la necessità dell’uomo moderno alienato, di recuperare le proprie radici, di mettersi in gioco socialmente, emotivamente e fisicamente.

L'ecoturismo è stata la prima manifestazione della ricerca di nuovi contenuti da scoprire. Ma la ricerca degli ultimi paradisi, dei luoghi incontaminati ha mostrato dei limiti proprio perchè asettica, naturalistica, con poco calore umano.

Sono decollate nel frattempo nuove forme: turismo culturale, turismo responsabile e sostenibile, turismo comunitario, turismo rurale, turismo sociale. Si è di fatto avviata una nuova forma di curiosità sotto lo stimolo di un più generale interesse per l''identità culturale propria e altrui. 

Siamo abituati a collegare il concetto di turismo culturale alle opere architettoniche, alle sculture, ai quadri, alle mostre e ai musei pieni di opere d’arte. Il concetto di bene culturale si è molto ampliato andando a significare anche elementi informali, ambientali, paesaggistici, antropici, ecc.  Ma il termine cultura ha un ulteriore significato di matrice antropologica. Alla formazione dell’anima di un luogo e quindi a costruire la sua cultura contribuiscono anche le tradizioni, i manufatti, gli elementi materiali ed immateriali, le conoscenze, le tecniche, le credenze, i miti, l'immaginario. Ogni luogo è modellato dal lavoro materiale e da tutto il background storico dei protagonisti.

Negli ultimi anni si sono aggiunti ulteriori fattori che nell'immaginario collettivo del turista del 2000 hanno assunto un forte richiamo emotivo: il borgo, la campagna o la ruralità (come sarebbe meglio chiamarlo), le tradizioni enogastronomiche (local food).

Guardiamo al settore dell’agriturismo: oggi i turisti non si accontentano più del semplice relax, cercano un ricordo, un pezzo della terra che hanno visitato, una ricetta, pernottare in strutture ricettive che ricalcano la storia locale. 

L'identità territoriale va a riscoprire tutta quella serie di tradizioni, usi, costumi e riti che fanno di un luogo, un luogo unico e particolare, basato su prodotti e processi sicuramente sostenibili.

Il turista tenderà a cercare esperienze nuove, legate al territorio che lo ha attratto durante la scelta, connesse quindi alle sue diversità, ovvero caratteristiche peculiari e distintive, alle persone del luogo, alle loro tradizioni.

Si pone l''accento sull’esperienza che il viaggiatore vuole fare e che porterà a casa una volta concluso il viaggio e sulle emozioni e sul vissuto che prendono forma e che vanno a soddisfare bisogni profondi di recupero della propria identità, di stacco dalla routine quotidiana, di riscoperta del contatto con la natura. Si tratta ovviamente di esigenze psicologiche che affondano nell'immaginazione e che vanno ben al di là di considerazioni realistiche sul lavoro agricolo, sui borghi rivitalizzati, sulla degustazione dei prodotti. Sono risposte a domande di senso, un ritorno sul sentiero dell''essere.

Per venire incontro a queste esigenze occorre pensare ad un prodotto turistico che sia nello stesso tempo espressione di una strategia territoriale, con la riscoperta stessa dei borghi dimenticati e delle campagne, dando nuova linfa alle popolazioni che ancora ci abitano e a coloro che vogliono tornarci, dando una opportunità economica, incentivando il recupero e la diversificazione, in un''ottica di tutela e di sostenibilità.

In questo contesto non è difficile pensare ad una “patrimonializzazione delle specialità locali” e quindi ad una riorganizzazione dell’attrattività locale con la costruzione di un’offerta dedicata, con al centro le tradizioni, inserendosi in quelli che sono processi di riqualificazione rurale, slow tourism e slow food.

L’individuazione di una identità territoriale, ossia una coscienza di luogo basata sulle peculiarità socio-culturali, sulla cura e sulla valorizzazione delle risorse locali comporta una presa di coscienza civica non solo dei decisori politici e dei responsabili della strategia territoriale, ma anche di tutti gli attori in quanto è il risultato di un insieme di prodotti, servizi, elementi naturali e artificiali che devono trovare coerenza ed integrazione, nel rispetto dell''autenticità e della condivisione. Solo così si può dare al turista la possibilità di crearsi una visione unitaria dell''esperienza e si migliora la percezione e la spinta attrattiva dei centri locali. Una bella sfida!

Utilissimi sono stati gli approfondimenti e le riflessioni di https://www.formazioneturismo.com 

Bibliografia minima
FRANCH M. (2010), Marketing delle destinazioni turistiche, McGraw-Hill, Milano.
LOZATO GIOTART J.P. (1993), Geografia del turismo, FrancoAngeli, Milano.
SANTAMATO V.R., MESSINA S. (a cura di), (2012), Esperienze e casi di turismo sostenibile, Franco Angeli, Milano.
GOLINELLI GAETANO (a cura di), 2016, Patrimonio culturale e creazione di valore. La componente naturalistica, Cedam, Padova

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